I commenti di p. Ermes al Vangelo della domenica sono due:

  • il primo per gli amici dei social
  • il secondo pubblicato su Avvenire

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”». Luca 17, 5-10

per i social

Il servizio è più vero dei suoi risultati, più importante del suo riconoscimento.

Flauti di Dio

Nel Vangelo tutte le preghiere, di uomini donne malati peccatori

discepoli, stanno dentro due sole domande: Signore, abbi pietà e

aumenta la nostra fede.

Qui è riassunto tutto il mondo del dolore e del mistero.

Aumenta la nostra fede perché senza fede non c’è vita umana.

Come sarebbe possibile vivere senza fidarsi di qualcuno? Noi ci

umanizziamo per relazioni di fiducia, a partire dalla madre. Fede

è la forza immensa che penetra l’universo, è il niente che è

tutto. Leggero e forte. Con la forza di sradicare gelsi e la

leggerezza di un minimo seme che si schiude nel silenzio.

Io ho visto alberi volare, e il mare riempirsi di gelsi. Ho visto,

fuori metafora, missionari che vivono in luoghi impossibili salvare

migliaia di bimbi-soldato; uomini e donne di fede portare

problemi senza soluzione con un coraggio da leoni; madri e padri

risorgere dopo drammi atroci, disabili con occhi luminosi come

stelle; una piccola suora rompere i millenari tabù delle caste.

I gelsi che ho visto volare sul mare non sono miracoli

spettacolari, sono il miracolo quotidiano dell’amore che non si

arrende.

Un granello: non la fede sicura e spavalda ma quella che nella sua

fragilità e per la propria piccolezza ha ancora più fiducia nella

Sua forza. “Noi siamo i flauti, ma il soffio è tuo, Signore” (Rumi).

Il Vangelo termina con una piccola parabola sul rapporto tra

padrone e servo, chiusa da tre parole spiazzanti: quando avete

fatto tutto dite “siamo servi inutili”.

Inutile in italiano significa che non serve, incapace. Ma non è

questo il senso della parola: servi non tanto inutili, ma che non si

aspettano un utile, che non ricercano un vantaggio; servi senza

rivendicazioni né secondi fini, che di nulla hanno bisogno se non

di essere se stessi, che agiscono senza un fine che non sia la

sola motivazione di amore e di senso.

Io ho bisogno come l’aria di distribuire la mia parte di doni e la

mia porzione di fuoco, con un cuore che di tanto in tanto si

accende per Dio, e spero che ciò accadrà sempre più spesso. Non

ho bisogno di nient’altro perchè è il servizio ad essere vero, non

la ricompensa! Il servizio è più vero dei suoi risultati, più

importante del suo riconoscimento.

Fede vera non è piantare alberi nel mare, neanche Gesù l’ha mai

fatto. Fede vera è nel miracolo di dire: voglio essere servitore

delle vite che mi sono affidate: mio marito, mia moglie, i miei

figli, l’anziano che ha perso la salute, e non avanzo neppure la

pretesa della sua guarigione. Io servo non per sanzioni o per

ricompense, ma per necessità vitale: servitore come il mio

Signore, con noi per servire e non per essere servito.

Allora per vedere il sogno di Dio mi bastano grandi campi, un

granellino di fede e gli occhi di un profeta, come una goccia di

luce impigliata nel cuore vivo di tutte le cose.

per Avvenire

Per capire la domanda degli apostoli: “accresci in noi la fede”, dobbiamo riandare alla vertiginosa proposta di Gesù un versetto prima (…)

continua su Avvenire

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