I commenti di frate Ermes al Vangelo della domenica sono due:

  • il primo per gli amici dei social
  • il secondo pubblicato su Avvenire

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. […]. Lc 16, 1-13

per i social

Ma perché il disonesto sarà accolto nel Regno? Perché Lui non cercherà il male che ho commesso, ma il bene che ho seminato nei solchi del mondo.

Il fattore profeta

L’uomo ricco loda il suo truffatore. La parabola del fattore infedele si chiude con un messaggio incantevole! Sorpreso a rubare, l’amministratore capisce che verrà licenziato e allora escogita un modo geniale per cavarsela: crea una strategica rete di amici cancellando parte dei loro debiti.

Con questa scelta, inconsapevolmente, egli compie un gesto profetico: il gesto di Dio.

Dona e perdona, rimette i nostri debiti. Così da malfattore diventa benefattore: regala pane e olio, cioè vita, ai debitori. Lo fa per interesse, certo, ma intanto cambia il senso e la direzione del denaro, che non corre più verso l’accumulo, ma verso il dono, generando relazioni.

Notiamo le parole precise di Gesù: fatevi degli amici perché essi vi accolgano nella casa del cielo. Non è Dio ad avere le chiavi del paradiso, sono loro! Le braccia di Dio stanno nelle braccia di chi hai aiutato!

Ma perché il disonesto, e lo sono anch’io che spreco tanti doni di Dio, sarà accolto nel Regno? Perché Lui non cercherà il male che ho commesso, ma il bene che ho seminato nei solchi del mondo. Sei stato malvagio? Ora copri il male di bene. Hai causato lacrime? Ora rendi felice qualcuno. Hai rubato? Ora comincia a dare. La migliore strategia che Dio propone è coprire il male di bene. Ma come? In tutte le nostre scelte il principio guida è sempre lo stesso: fare ciò che Dio fa. Siate perfetti come il Padre.. amatevi come io vi ho amato..

Mi piace questo Signore al quale la felicità dei figli importa più della loro fedeltà, che pone loro prima del suo grano e del suo olio, che accoglierà me, fedele solo nel poco e solo di tanto in tanto, proprio con le braccia degli amici, di coloro con cui avrò creato comunione.

Allora nessuno può servire due padroni. Dio e la ricchezza insieme non ci stanno. Conclusione netta: denaro e beni materiali sono solo mezzi utili per crescere nell’amore e nell’amicizia. Ottimi servitori ma pessimi padroni. Il denaro non è in sé cattivo, ma può diventare un idolo e gli idoli sono crudeli perché si nutrono di carne umana, aggrediscono le nostre fibre più intime, mangiano il cuore. Cominci a pensarci giorno e notte e poco a poco ti chiudono in prigione. Non coltivi più gli amici, li perdi; li abbandoni o li sfrutti, oppure saranno loro a sfruttare te, perché gli idoli sono veri e silenziosi carnefici. Per tutti.

La parabola inverte il paradigma economico su cui si basa la società moderna: è il mercato che detta legge, l’obiettivo è una crescita infinita, più denaro è bene, meno denaro è male. Se invece legge comune fossero la sobrietà e la solidarietà, la condivisione e la cura del creato, crescerebbe vita buona.

Gesù nel fattore infedele indovina un uomo circondato di amici. Un uomo così è un uomo buono, forse è già un uomo salvato. Allora una cosa è certa: secondo Gesù gli amici contano più dei soldi, sono loro la misura vera di una vita pienamente realizzata.

per Avvenire

La sorpresa: il padrone loda chi l’ha derubato. Il resto è storia di tutti i giorni e di tutti i luoghi, di furbi disonesti è pieno il mondo (…)

continua su Avvenire

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