Il “Tempo del creato”
Il “Tempo del creato” è un periodo liturgico che prende il via il 1° settembre per concludersi il 4
ottobre, festa di san Francesco. I suoi primi passi sono legati alla seconda Assemblea ecumenica
europea svoltasi a Graz in Austria dal 23 al 29 giugno 1997 sul tema “Riconciliazione: dono di Dio
e fonte di vita nuova”. Ogni anno un Comitato direttivo ecumenico suggerisce un tema per la
celebrazione. Quello per il 2019 è “La rete della vita” e rispecchia – sottolinea il Comitato
direttivo – sia il ruolo degli uomini come custodi del Creato sia la necessità, urgente, di proteggere
il ricco affresco di biodiversità che il Creatore ha tessuto. La “Rete della vita” intende sottolineare
che il cambiamento va portato avanti insieme perché l’umanità è fatta di menti e di cuori legati tra
loro e che danneggiare anche solo una maglia del tessuto che li tiene uniti, prima o dopo avrà
conseguenze sull’esistenza di tutti.
L’idea di celebrare una Giornata di preghiera per il Creato il 1° settembre, vale a dire all’inizio
dell’Anno ecclesiastico ortodosso, risale al 1989 e all’allora patriarca di Costantinopoli, Dimitrios I,
che nell’enciclica per l’avvio della nuova stagione liturgica denunciava il periodo legato al
deterioramento dell’ambiente, avvertendo tutta la responsabilità della Chiesa nei confronti
dell’opera di Dio. Papa Francesco, scegliendo il 1° settembre come data della Giornata mondiale di
preghiera per la cura del creato, condivide “con l’amato patriarca ecumenico le preoccupazioni per
il futuro del creato”.
“Come cristiani – scrive papa Francesco nella lettera che indice l’appuntamento – vogliamo offrire il
nostro contributo al superamento della crisi ecologica che l’umanità sta vivendo. Per questo
dobbiamo prima di tutto attingere dal nostro ricco patrimonio spirituale le motivazioni che
alimentano la passione per la cura del creato, ricordando sempre che per i credenti in Gesù Cristo,
Verbo di Dio fattosi uomo per noi, la spiritualità non è disgiunta dal proprio corpo, né dalla propria
natura o dalle realtà di questo mondo, ma piuttosto vive con esse e in esse in comunione con tutto
ciò che li circonda”

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