I commenti di p. Ermes al Vangelo della domenica sono due:

  • il primo per gli amici dei social
  • il secondo pubblicato su Avvenire

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. […]”

1. per i social

Una sottile angoscia coglie tutti noi accalcati a quella porta stretta, una disillusione crudele che cresce quando la porta da stretta diventa chiusa; quando la sua voce, che mi è familiare perché l’ho ascoltata tante volte, da dentro risponde: “Non vi conosco”. Tutta la vita a cercar te, e ora sei tu che ci allontani?

All’inizio della parabola le porte sembrano essere numerose, e i credenti si affollano davanti a porte sbagliate che non conducono da nessuna parte.

Quando la porta da aperta si fa’ chiusa, inizia la crisi dei “buoni”. Abbiamo mangiato alla tua presenza (Eucaristia), hai insegnato nelle nostre piazze (conosciamo la tua dottrina), perché non apri? Non so di dove siete, voi venite da un mondo che non è il mio.

Due immagini potenti: una porta stretta e davanti ad essa una folla che si accalca e preme per entrare. Poi, con un cambio di prospettiva, siamo oltre quella soglia stretta, in un’atmosfera di festa, in una calca multicolore e multietnica: verranno da oriente e da occidente, da nord e da sud e siederanno a mensa.

Quelli che bussano alla porta chiusa hanno compiuto sì azioni per Dio, ma nessuna azione per i fratelli. Non basta mangiare Gesù che è il pane, occorre farsi pane. Se ti centri sui tuoi meriti, la porta è strettissima, non passi; se ti centri sulla bontà del Signore, come un bambino che si fida del padre, la porta è larghissima.

L’insegnamento è chiaro: fatti piccolo, e la porta si farà grande; lascia giù tutti i tuoi bagagli, i portafogli gonfi, l’elenco dei meriti, la tua bravura, sgònfiati di presunzione, dal crederti buono e giusto, dalla paura di Dio e del suo giudizio.

Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia: non vi conosco.Il riconoscimento sta nella giustizia. Dio non ti riconosce per formule, riti o simboli, ma perché hai mani di giustizia.

Avete false credenziali. Infatti quelli che vogliono entrare si vantano di cose poco significative: abbiamo mangiato con te, eravamo in piazza ad ascoltarti… ma questo può essere solo un alibi, non significa che abbiano accolto davvero il suo Vangelo.

Non so di dove siete: i vostri modi di vedere sono lontanissimi dai miei, voi venite da un mondo diverso rispetto al mio, da un altro pianeta.

Come fare per essere riconosciuti dal Signore? Io sono conosciuto da Dio se nella mia vita vivo qualcosa della vita di Dio. Per la porta larga vuole passare chi crede di avere addosso l’odore di Dio, preso tra incensi, riti e preghiere, e di questo si vanta. Per la porta stretta entra “chi ha addosso l’odore delle pecore” (papa Francesco), l’operaio di Dio con le mani segnate dal lavoro e il cuore buono.

Gesù ci riconosce dall’odore, lui che con le pecore sperdute, sofferenti, malate si è mischiato per tutta la vita ci riconoscerà se avremo il suo stesso odore.

Il Dio di misericordia e di accoglienza mi insegna gesti di misericordia e di accoglienza. Li cercherà in me nell’ultimo giorno e, trovandoli, spalancherà la porta.

2. Per Avvenire

Gesù è in cammino verso la città dove muoiono i profeti. Lungo la strada, un tale gli pone una domanda circa la salvezza (…)

Continua su Avvenire

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