I commenti di p. Ermes al vangelo della domenica sono due:

  • il primo per gli amici dei social
  • il secondo pubblicato su Avvenire

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione […]  Luca 12,49-53

  1. per i social

Ritti, controcorrente, senza accodarsi ai potenti di turno o al pensiero dominante. Che riscoprano e vivano la “beatitudine degli oppositori”.

Sono venuto a gettare fuoco sulla terra. Tutti abbiamo conosciuto uomini e donne appassionati del Vangelo, e li abbiamo visti passare fra noi come una fiaccola accesa.

Pensate che io sia venuto a portare la pace? No, vi dico, ma la divisione. Lui che ha chiesto di amare i nemici, che ha dato il nome di “divisore”, diavolo, al peggior nemico dell’uomo, che ha pregato fino all’ultima sera per l’unità, qui si contraddice. E capisco allora che, sotto la superficie delle parole, devo cercare ancora.

Gesù stesso, tenero come un innamorato e coraggioso come un eroe, è stato con tutta la sua vita segno di contraddizione. Il suo Vangelo è venuto come una sconvolgente liberazione: per le donne, schiacciate dal maschilismo; per i bambini, proprietà dei genitori; per gli schiavi in balia dei padroni; per i lebbrosi, i ciechi, i poveri. Si è messo dalla loro parte, fa di un bambino il modello di tutti e dei poveri i principi del suo regno, scegliendo l’umano contro il disumano. La sua predicazione non metteva in pace la coscienza, ma la risvegliava dalle false paci! Paci apparenti rotte da un modo più vero di intendere la vita.

La scelta di chi si dona, di chi perdona, di chi non si attacca al denaro, di chi non vuole dominare ma servire, di chi non vuole vendicarsi diventa precisamente divisione, guerra, urto inevitabile con chi pensa a vendicarsi, salire, dominare, con chi pensa che è vita solo quella di colui che vince. Leonardo Sciascia si augurava: Io mi aspetto che i cristiani qualche volta accarezzino il mondo in contropelo. Ritti, controcorrente, senza accodarsi ai potenti di turno o al pensiero dominante. Che riscoprano e vivano la “beatitudine degli oppositori”, di chi si oppone a tutto ciò che fa male alla storia e ai figli di Dio.

Gesù nel Vangelo di Tommaso ha questa espressione: Stare vicino a me è stare vicino al fuoco. Siamo discepoli di un Vangelo che brucia dentro e ci infiamma almeno qualche volta oppure abbiamo una fede che rischia di essere solo un tranquillante, una fede sonnifero? Il Vangelo non è un bavaglio, è un megafono!

Ti fa voce di chi non ha voce, sei il giusto che lotta in mezzo alle ingiustizie, mai passivo e arreso, mai senza fuoco.

Quanto vorrei che questo fuoco fosse già acceso. Eppure arde! C’è dentro le nostre vite il seme incandescente di un mondo nuovo. C’è una goccia di fuoco anche in me, una lingua di fuoco sopra ognuno di noi a Pentecoste, c’è lo Spirito santo che accende i suoi roveti all’angolo di ogni strada.

2. per Avvenire

Sono venuto a portare il fuoco sulla terra. E come vorrei che divampasse. È stato detto che la religione era l’oppio dei popoli, ottundimento e illusione.

Continua su Avvenire

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