I commenti di p. Ermes al Vangelo della domenica sono due:

  • il primo per gli amici dei social
  • il secondo pubblicato su Avvenire

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede […]»  Lc, 12 13-21

  1. per gli amici dei social

Sposta il tuo desiderio!
Gli unici beni da accumulare per essere felici sono relazioni buone, libere e liberanti.

Sempre questa ossessione del “mio”. Questa stregoneria dell’io!

Un uomo ricco ha avuto un raccolto abbondante. “Come faccio? Ho troppo.
Ecco, demolirò i miei magazzini e ne ricostruirò di più grandi”.
Con cura costruire, poi con cura demolire: cosa c’è di più insensato, di più
inutile?
Non è un uomo avido o un disonesto il protagonista, non fa del male, non è
cattivo, ma è “stolto”, non ha la sapienza del vivere.
Un particolare mi colpisce: non c’è nessuno attorno a quest’uomo. Nessun
nome, nessuno nella casa, nessuno nel cuore. Ricco e al centro di un
deserto! La ricchezza crea un deserto di relazioni autentiche, le cose
soffocano gli affetti veri. Gli altri contano poco nella sua vita,
sicuramente meno della roba e dei granai.
Un uomo solo e non felice, perché la felicità dipende da due cose: non può
mai essere solitaria e ha a che fare con il dono. Solitario, il cuore si
ammala; isolato, muore. Vivere così è un lento morire. Infatti: “Stolto,
questa notte morirai”, anzi stai già morendo, perchè hai allevato la morte
dentro di te.
Stanotte!
Per quest’uomo senza saggezza la morte è solo il prolungamento delle sue
scelte: egli l’ha nutrita con la sua mancanza di profondità, con il suo non
essere cresciuto verso più consapevolezza e più amore.
È già morto agli altri, e gli altri per lui.
Gesù non evoca la morte come una minaccia per farci disprezzare i beni
della terra; non dice che il pane non è buono, che il benessere è male. Dice
che non di solo pane vive l’uomo.
Lui non offre soluzioni già predisposte, ma la sua parola come luce per i
tuoi passi e lampada per il tuo sentiero, che devi scoprire e percorrere da te.

Come dirà poco oltre: perché non giudicate da voi stessi ciò che è
giusto?
È il tema delicato ed emozionante della libertà umana, di un Dio fonte di
libere vite.
Un giorno un visitatore arriva nella cella di un monaco del deserto e gli
domanda: come mai hai così poche cose qui? Un letto, un tavolo, una sedia,
una lampada. Il monaco replica: e tu come mai hai solo una sacca con te?
Ma io sono in viaggio, risponde l’altro. E il monaco: anch’io sono in viaggio.
Fragile e precaria è la vita non perché finisce, ma perché incamminata
verso un altrove. In questa migrazione verso la vita, povertà e libertà
fanno riscoprire la bellezza e la bontà delle cose, insegnando come
gustarle senza bisogno di possederle.
Con questa parabola sulla precarietà Gesù risponde a una domanda di
felicità. Vuoi una vita piena? Non cercarla al mercato delle cose, perchè
promettono ciò che non possono mantenere. Le cose hanno un fondo e il
fondo delle cose è vuoto. Cercala dalla parte delle persone. Sposta il tuo
desiderio!
Gli unici beni da accumulare per essere felici sono relazioni buone,
libere e liberanti.
Davanti a Dio siamo ricchi solo di ciò che abbiamo donato. E nell’ultimo
giorno troveremo sulle colonne dell’avere solo ciò che abbiamo perduto
per altri.

    2. per Avvenire

Chi si prede cura della felicità di qualcuno, aiuterà Dio a prendersi cura della sua felicità.

La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Una benedizione del cielo (…)

continua su Avvenire

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