I commenti di p. Ermes al Vangelo della domenica sono due:

  • il primo per gli amici dei social
  • il secondo pubblicato su Avvenire

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: “Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione”» (…)  Lc 11, 1-13

  1. per gli amici dei social

Il Padre Nostro non va solo recitato, va imparato ogni giorno di nuovo sulle
ginocchia della vita: nelle carezze della gioia, nel graffio delle spine, nella fame
dei fratelli.

Insegnaci a pregare, adesso!
Pregare non significa dire preghiere e neppure chiedere cose. Pregare significa
evocare dei volti, e il volto dei volti è quello del Padre. Gesù non pregava per
ottenere qualcosa, ma per uscire trasformato dall’incontro.
Pregare è riattaccarci a Dio, come si attacca la bocca alla fontana, è dare a Dio del
padre, dargli del papà innamorato dei suoi figli e non del signore o re o giudice.
Chiamare accanto non il Dio che si impone, ma quello che sa di abbracci; affettuoso,
vicino, caldo, cui chiedere le poche cose indispensabili per vivere bene. Chiedendole
da fratelli, dimenticando le parole io e mio, perché fuori dalla grammatica di Dio.
Fuori dal Padre Nostro, dove mai si dice “io”, mai “mio”, ma sempre Tu, tuo e
nostro. Parole che nella preghiera stanno lì come braccia aperte: il tuo Nome, il
nostro pane, Tu dona, Tu perdona.
La prima cosa da chiedere: che il Tuo nome sia santificato. Il nome contiene, nel
linguaggio biblico, tutta la persona: è come chiedere Dio a Dio, chiedere che Dio ci
doni Dio. E il nome di Dio è amore: che l’amore sia santificato sulla terra, da tutti. Se
c’è qualcosa di santo, qualcosa di eterno in noi, è la nostra capacità di amare e di
essere amati.
Venga il tuo regno, nasca la terra nuova come tu la sogni, la nuova architettura del
mondo e dei rapporti umani che il Vangelo ha seminato.
Dacci il pane nostro quotidiano. Il Padre nostro mi vieta di chiedere solo per me: “il
pane per me è un fatto materiale, il pane chiesto per mio fratello è un fatto spirituale”
(N. Berdiaev). Dona a noi tutti ciò che ci fa vivere, il pane e l’amore, entrambi
indispensabili per la vita piena, entrambi necessari giorno per giorno.
E perdona i nostri peccati, togli tutto ciò che invecchia il cuore e lo rinchiude; dona
la forza per salpare ad ogni alba verso terre intatte. Libera il futuro. E noi, che così
conosceremo come il perdono potenzi la vita, lo doneremo ai nostri fratelli e a
noi stessi, per tornare leggeri a costruire di nuovo la pace.
Non abbandonarci alla tentazione. Non ti chiediamo di essere esentati dalla prova,
ma di non essere lasciati soli a lottare contro il male. E dalla sfiducia e dalla paura
tiraci fuori; e da ogni ferita o caduta rialzaci tu, Samaritano buono delle nostre vite.
Il Padre Nostro non va solo recitato, va imparato ogni giorno di nuovo sulle
ginocchia della vita: nelle carezze della gioia, nel graffio delle spine, nella fame
dei fratelli. Bisogna avere molta fame di vita per pregare bene.
Fame di Dio, perché nella preghiera non ottengo delle cose, ottengo Dio stesso. Un
Dio che non signoreggia ma si coinvolge, che intreccia il suo respiro con il mio, che
mescola le sue lacrime con le mie, che chiede solo di essermi amico. E non potevo
desiderare avventura migliore.

2. per Avvenire

Non abbandonarci alla tentazione. Non lasciarci soli a salmodiare le nostre paure.

Signore insegnaci a pregare. Tutto prega nel mondo: gli alberi della foresta e i gigli del campo, monti e colline (…)

continua su Avvenire

Write a comment:

You must be logged in to post a comment.

© 2016 S.Maria del Cengio - Comunità dei Servi di Maria
Top
Seguici su: