Pubblichiamo la riflessione personale che alcuni laici, alternandosi, presentano al posto dell’omelia ogni prima domenica del mese, durante la liturgia delle 10,30 in Convento.

Lc 10, 1-12. 17-20

Riflessione a cura di Assunta Steccanella

Rallegratevi.
Questa parola apre il passo del profeta Isaia della prima lettura, e chiude il Vangelo.
Ci viene offerta quasi come una cornice, che serve a far risaltare l’immagine che
contiene, o come uno scrigno, che protegge ciò che è più prezioso.
Rallegratevi.
La parola mi è balzata davanti agli occhi, quasi emergendo dal testo, proprio mentre
guardavo sconsolata il foglietto con le letture di oggi, chiedendomi da dove
cominciare. È una proposta ricca, quella che ci viene fatta, come ogni domenica, ma
oggi è anche una proposta gravata da una lettura che mette al centro una frase,
normalmente l’unica che si ricorda e si cita: La messe è abbondante, ma sono pochi
gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua
messe!
In un tempo di scarsità di vocazioni come il nostro, il tono con cui spesso la si
assume è piuttosto pessimistico, e nello stesso tempo deresponsabilizzante: Io
prego perché il Signore mandi ‘altri’ ad occuparsi della sua messe.
Bene, in questo contesto il Signore, che parla a ciascuno di noi, qui oggi, dice
‘Rallegratevi’.
Vale la pena accogliere la sua sfida e cercare di scoprire in e attraverso questo brano
evangelico alcuni motivi di questa gioia.
Cominciamo da un brevissimo sguardo generale: Solo Luca ci presenta
la «missione» dei settantadue discepoli dopo averci descritto poco prima
la «missione» dei dodici (cf. Lc 9,1-6). Il numero «settantadue» richiama il numero
delle nazioni pagane secondo la tradizione di Genesi 10 e, insieme all’espressione
«in ogni città e luogo» (v. 1), evoca e anticipa la missione universale della chiesa. Il
contenuto della predicazione ricalca fedelmente le parole di Gesù, con l’annuncio
della vicinanza del «regno di Dio» e della disfatta di satana (vv. 10-12).
Nel tema di fondo del brano riposa allora il primo motivo di gioia, ossia la missione.
Quando dico ‘missione’ so, quasi per certo, che la maggioranza dei cristiani va
immediatamente, col pensiero, a paesi lontani, l’Africa, l’Asia, le cosiddette terre di
missione, e ai missionari. Lontani i paesi, lontana la realtà della missione dalla nostra
esperienza quotidiana. Come possiamo parteciparvi? Con il sostegno economico, al

massimo pregando per le missioni … ma con questo approccio il Vangelo si allontana
assai dal nostro quotidiano.
In realtà la cosa è più complicata, e più bella. La missione è nel DNA del popolo di
Dio che siamo noi, la Chiesa.
Siamo radicati in una missione (che significa invio), ossia nella missione del Figlio,
inviato dal Padre sulla terra, e come Chiesa siamo generati da una missione, l’invio
dello Spirito Santo a Pentecoste. E’ un invio che ci ha inviati fuori dalle nostre
piccole paure per annunciare il Vangelo. Questa missione è ancora attiva ed efficace:
se lo Spirito non suscitasse continuamente missionari del Vangelo, ossia cristiani, e
se i cristiani smettessero di annunciare il Vangelo preparando la strada a Cristo, la
Chiesa smetterebbe di esistere.
Comprendiamo allora il motivo per cui il brano inizi, nella versione non liturgica, con
Ora, dopo queste cose
‘Ora’ è adesso. È qui.
E i 72 ‘altri’ discepoli, anonimi, designati e inviati a preparare la strada al Signore,
anche quando pare profilarsi un deserto (Voce di uno che grida nel deserto:
preparate la via al Signore Lc 3,4), siamo tutti noi.
Il Signore, ogni giorno, ci invia in missione, a preparargli la strada – è lui, poi, che
agisce nei cuori – e ci invia a due a due.
il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e
luogo dove stava per recarsi.
La lettura ‘solita’ afferma che il motivo è nel fatto che per i giudei una testimonianza
era valida se resa da due persone. Ma una lettura più profonda viene offerta dal
confronto con Gaudete et exsultate di papa Francesco, esortazione apostolica sulla
santità. Dice il papa che “E’ molto difficile lottare … contro le insidie e tentazioni del
demonio e del mondo egoista se siamo isolati, perché da soli facilmente perdiamo il
senso della realtà, la chiarezza interiore, e soccombiamo.
141. La santificazione è un cammino comunitario, da fare a due a due. Così lo
rispecchiano alcune comunità sante … Pensiamo, ad esempio, ai sette santi fondatori
dell’Ordine dei Servi di Maria, … la recente testimonianza dei monaci trappisti di Tibhirine
(Algeria)…. Allo stesso modo ci sono molte coppie di sposi sante, in cui ognuno dei
coniugi è stato strumento per la santificazione dell’altro. Vivere e lavorare con altri
è senza dubbio una via di crescita spirituale.

A due a due. Perché i discepoli – noi discepoli – camminando per la santificazione di
tutti siamo reciprocamente strumento di santificazione uno dell’altro.

Write a comment:

You must be logged in to post a comment.

© 2016 S.Maria del Cengio - Comunità dei Servi di Maria
Top
Seguici su: