dal commento per i social

La Trinità è la vittoria essenziale sulla solitudine. E così deve essere l’uomo, così la Chiesa, così noi: questa è la direzione della storia.

dal commento per Avvenire
Uno che conosce la strada. Conosce le ferite che esistono in tutti e per sempre, e insegna a costruirci sopra anziché a nasconderle, perché possono marcire o fiorire, seppellire o spingere in avanti.
Giovanni 16,12-15
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
Commento di p.Ermes per i social

Un solo Dio in tre Persone: croce di tutti i teologi, dogma che non capisco eppure liberante, perché mi assicura che Dio non è in se stesso solitudine. L’oceano della sua vita vibra di un infinito movimento d’amore, di reciprocità, scambio, superamento di sé, abbraccio. Dio è movimento d’amore. Così noi. Creati non solo ad immagine di Dio, ma ad immagine dell’intera Trinità, e nostra natura profonda è la comunione. «Non è bene che l’uomo sia solo» (Gen 2,18). Solitudine è il primo male. Perfino nel cielo: «neanche Dio può stare solo» (Turoldo). La Trinità è la vittoria essenziale sulla solitudine. E così deve essere l’uomo, così la Chiesa, così noi: questa è la direzione della storia.

Non ci sono, per raccontare la Trinità, parole migliori dei tre linguaggi che le letture di oggi usano: la poesia, il cuore pieno, la ricerca.

La poesia del libro dei Proverbi: parlare di Dio attraverso il miracolo delle cose e della loro origine, attraverso la Sapienza di Dio, che sa il luogo dove nascono gli abissi, che traccia l’arco del cielo, che prova la gioia di creare, gode della bellezza delle cose e della compagnia degli uomini. Non il Dio noioso dei nostri trattati, ma il Dio gioioso che moltiplica vita, crea bellezza, produce armonia e compagnia.

Poi il “cuore pieno” di Paolo, passione e speranza. Paolo racconta di un Dio che riempie il cuore: «l’amore è stato riversato nei vostri cuori». Riversato: e parla di grandi acque, di quantità che deborda, di un Dio che non misura, non condizionato dal cuore piccolo dell’uomo, che introduce il “di più” rispetto al pareggio contabile del dare e dell’avere, speranza che non delude.

Infine Gesù: rivelazione e ricerca insieme, che non definisce tutto, come vorrebbe la nostra presunzione («ho ancora molte cose da dirvi»); che invece di dire tutto, promette un lungo corroborante cammino, una ricerca e una guida: «lo Spirito vi guiderà alla verità tutta intera». Che è al futuro, per domani e non per oggi. E così è nel Vangelo, dove scopri nuovi tesori quanto più lo apri e lo lavori.

La verità tutta intera di cui parla Gesù non consiste in formule o concetti più precisi, ma in una sapienza del vivere custodita nella vicenda terrena di Gesù. Una sapienza sulla nascita, la vita, la morte, l’amore, su me e sugli altri, che gli fa dire: «io sono la verità» e, con questo suggeritore meraviglioso, lo Spirito, ci insegna il segreto per una vita autentica: in principio a tutto ciò che esiste c’è un legame d’amore. L’uomo è relazione oppure non è. Allora capisco perché la solitudine mi pesa tanto e mi fa paura: perché è contro la mia natura. Allora capisco perché quando sono con chi mi vuole bene, sto così bene: perché realizzo la mia vocazione.

La festa della Trinità è come uno specchio: del mio cuore profondo, e del senso ultimo dell’universo.

Commento pubblicato su Avvenire
Memoria emozionante della Trinità, dove il racconto di Dio diventa racconto dell’uomo (…)
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