L’arte dell’incontro per camminare insieme nel sole
Una nuova riflessione di Ermes Ronchi sull’Evangelii Gaudium di Papa Francesco

Bocche di vento si aprono a ogni pagina della Evangelii Gaudium, soffiano via la polvere dei vecchi pensieri, portano aria fresca, ossigeno per il respiro dell’anima. Ad esempio: «non ci viene chiesto di essere immacolati, ma piuttosto che siamo sempre in crescita, con il desiderio profondo di progredire nella via del Vangelo» (EG 151).

Non immacolati, ma incamminati.

Mi ha toccato il cuore questa feritoia che vedo aprirsi su di una stagione nuova della spiritualità. Anziché l’ideale della «vita perfetta», Francesco prospetta «cammini e processi di crescita» (EG 169), la gioia di un primo passo.

Per ognuno un cammino unico, le cui tappe non sono prestabilite da fuori. Ma da soli non è bello.

È triste il cammino senza amici (D. Turoldo).

Francesco propone allora la parola chiave della sua nuova visione della chiesa in uscita: “incontrare”, la potenza e la debolezza dell’incontro, vero atto generativo. Che diventa arte dell’accompagnamento, un togliersi i sandali davanti alla terra sacra che è l’altro, come Mosè al roveto (cf. Es 3,5).

L’arte di commuoversi e di fermarsi insieme all’altro, tutte le volte che sia necessario (EG 169).

L’arte della prossimità, con il suo ritmo abbracciante, in un’epoca ferita dalla diffidenza.

L’arte dell’ascolto pieno di simpatia, senza questa vicinanza cordiale non esiste un vero incontro che incoraggi alla maturazione del buon grano di cui nessuno è privo.

E non puoi mai sapere di quanta esposizione al sole di Dio abbia bisogno una creatura per raggiungere il suo cuore unificato (G. Vannucci).

Allora sii indulgente verso tutti, e anche verso te stesso.

Dona tempo alle persone di giungere a maturità, con una immensa pazienza: «il tempo è il messaggero di Dio» (EG 171).
Accompagna, senza mai colpevolizzare nessuno.

E sarà bellissimo camminare insieme nel sole.

Fra Ermes Ronchi


Laboratorio sui semi dimenticati
Il 2 aprile, altro appuntamento con Nuovi Stili di Vita

Domenica 2 aprile, nel convento di Santa Maria del Cengio, si vivrà un altro appuntamento con il ciclo di laboratori intitolati “Nuovi Stili di Vita alla Luce del Vangelo”.

Il tema trattato in questo terzo incontro è “I semi dimenticati”, per conoscere la biodiversità, volto prezioso della madre terra, e imparare a custodirla.

Saranno proposti continuativamente, dalle 15.30 alle 17.00 e dalle 18.00 alle 19.30, un laboratorio interattivo curato da Adriano Sella e l’équipe di Gocce di Giustizia, un Laboratorio poetico con Marina Marcolini e Mariateresa Totti e poi uno spazio caffeteria e libreria.

Alle ore 16.00 e in replica alle 18.30, si terrà il laboratorio biblico curato, anche questa volta, da fra Ermes Ronchi ed Elisa Baccarini che verterà sul brano evangelico “Il Seminatore e la zizzania” (Mt 13, 3-30).

Ricordiamo inoltre che durante tutti gli appuntamenti con Nuovi Stili di Vita, la Cooperativa sociale Il Cengio tiene aperto il suo punto vendita di ortofrutta bio.

Gli appuntamento con Nuovi Stili di Vita alla Luce del vangelo sono aperti a tutte le fasce di età e possono essere frequentati senza necessità di prenotazione, con contributo libero.


9 aprile, musica e meditazione

Domenica 9 aprile, l’Eucaristia delle 17.00 sarà animata dal gruppo corale Xinfonia, che proporrà una serie di canti assembleari.

Al termine della messa si potrà partecipare ad una meditazione musicale in preparazione della settimana santa dal tiolo “Ai piedi della croce”, che intervalla alcune letture incentrate sulle tematiche del Triduo Pasquale e 6 brani corali, sacri, a cappella.

Questo il programma di massima: “Sicut Cervus” di Giovanni Pierluigi da Palestrina; “Ubi Caritas” di Ola Gjiejlo; “L’hai detto” di Pierangelo Valtinoni; “Stabat Mater” di Mario Lanaro; “Ora nona” di Bepi De Marzi e “Santo Michael” di D. Mendoza.


Io sono la strada, nuova conferenza sul cammino di gesù
L’8 aprile alle ore 18, ultimo incontro con Ermes Ronchi e Marina Marcolini

Sabato 8 aprile alle ore 18.00, nella sala Sarpi del Convento di Santa Maria del Cengio, si tiene l’ultimo dei tre appuntamenti con il ciclo di Conferenze “Il Cammino di Gesù dalla Galilea a Gerusalemme”.

Ermes Ronchi e Marina Marcolini continueranno a seguire il vangelo di Marco, il più antico e quello che produce il più alto numero di studi e ricerche, leggendo la storia del Rabbi di Galilea da questo punto di vista nuovo: il cammino e la strada.

Nell’esperienza di Gesù, infatti, il viaggio e la strada non costituiscono piccole parentesi, ma, come scrive Ermes Ronchi, “esprimono la sua scelta strategica: la strada è libera, apertura d’incontri e d’inedito, è di tutti e non domanda nessun lasciapassare.In queste conferenze – continua Ronchi – ci interessa riflettere su che cosa deriva dal fatto di avere abbandonato prima il suo paese nativo, poi la cittadina di elezione, Cafarnao, poi il lago di Galilea – il paesaggio che amava di più-, poi Gerusalemme su quella piccola collina fuori le mura, poi la tomba e il giardino.E infine, con l’ascensione, l’intera nostra geografia”.


Croce e risurrezione in romano guardini
La Bilancia dell’esistenza Terzo Livello

C’è però ancora un altro ordine, che non è fondato nel mondo e nella vita; che non è garantito da queste realtà e che perciò non si può comprendere né giustificare a partire da esse.
La sua origine è nel cuore di Dio.
Un tale ordine è stato portato nel mondo per mezzo di Gesù Cristo…. Nel nocciolo più intimo di questa vita sta il sacrificio…Da questo sacrificio il credente ottiene una libertà estrema, ormai inattaccabile…. quel sacrificio che il credente compie in unità d’intenzione con Cristo, spera certo di poter avere la sua efficacia nella vita immediata… ma non dipende dalla sua realizzazione, perché il suo senso autentico è riposto altrove…l’irradiazione del sacrificio di Cristo, che non ha alcun fondamento nell’esistenza immediata, ma sgorga libera dalla fonte creativa dell’eterno amore.

Sacrificio vuol dire accettare l’esistenza com’è (il destino), ma non subirla, ed invece vedere in essa quanto c’è di verità e quanto di falsità. E ciò significa soffrire molto, moltissimo, a rischio di pagare con la propria salute e vita.
Cristo lo ha fatto ed in lui dobbiamo confidare poiché Egli è risorto da morte e noi attraverso il sacrificio diventeremo liberi.

Libertà non è andare via dal mondo, rifugiarsene fuori in un angolo limitandosi a criticare e condannare il mondo, ma amare il mondo “fino alla fine” per volerlo libero e vero.

Cinque giorni prima di essere arrestata Sophie Scholl scriveva: «Mi sento al sicuro solo là dove c’è un amore disinteressato. »
Ecco la verità: amare senza voler niente per sé.

Ed il fratello Hans, sei giorni prima: «Poiché io stesso ho scelto il pericolo, devo dirigermi libero, senza vincoli, là dove potrò incontrarlo».
Non un pericolo per amore del rischio (come tanti giovani oggi) ma perché si sa che è la porta per la libertà non solo mia ma del mio mondo.

Precedentemente aveva scritto: «Cristo non viene crocefisso ogni ora mille volte?»” (cf Hans e Sophie Scholl, Lettere e Diari, ed. Itaca).

Salutandosi prima di andare alla ghigliottina uno dei ragazzi della Rosa Bianca, Christoph Probst, giovane padre di tre figli, evangelico battezzato cattolico nella cella della morte, disse sorridendo ad Hans e Sophie: «Fra pochi minuti ci vedremo in Paradiso »; la stessa Sophie salutò la mamma dicendo: «Pensa a Gesù!».

La Resurrezione è l’atto di Dio più grande ai nostri occhi, la prova della nostra libertà: l’uomo non è chiuso nei suoi istinti e limiti, ma è sopra di tutto ciò, è sopranatura e da questo punto in alto l’uomo può orientare la propria vita verso l’alto, ed elevarla, o lasciarla cadere in basso, e deprimerla.

Certo, è una libertà per ora condizionata, perché il mondo lo è, ma il senso dell’uomo è arrivare a vivere oltre le condizioni, già da qui, già da questa vita, da dentro di sé.

Giuliana Fabris

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