Mt 22, 34-40

 

Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore,

con tutta la tua anima e con tutta la tua mente.

Questo è il grande e primo comandamento.

Il secondo poi è simile a quello:

Amerai il tuo prossimo come te stesso.

Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti.

 

Al cuore della vita e della fede c’è una sola parola, il fondamento semplice del-l’essere, che riassume tutto: amerai. Se amerai, ti muoverai spontaneamente verso il bene. Se amerai, assaporerai la felicità del vivere. Se amerai, parte-ciperai dell’energia fondamentale del cosmo: sarà Dio amore che ama in te.

Per dare amore bisogna prima accoglierlo, è energia che viene da Dio e ci at-traversa. È l’acqua di un fiume e noi siamo il suo letto. L’amore non si merita, è sempre offerto. L’azione più grande che si può fare è lasciarsi amare, arren-dersi all’amore di Dio. Ciò che sembra passività è invece la risposta più attiva che l’uomo può dare, perché mette in moto le energie profonde, porta alla luce il pezzetto di Dio che vive in noi. Io chi sono? si chiede un poeta, e risponde: Io sono la libertà di farmi amare (Renzo Barsacchi).

«Amerai con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente il tuo Dio» non significa un amore esclusivo ma intenso. Amando Dio, ami l’amo-re stesso, attingerai alla sua sorgente e troverai risorse per amare il tuo pros-simo e per capire di più, per arrivare più a fondo: l’amore rende intelligenti.

Amare se stessi è il terzo comandamento, da non dimenticare mai: àmati co-me oggetto dell’infinito e tenerissimo amore di Dio, che in un bacio ogni giorno ti sussurra: tu sei speciale.

Ama e diventerai come quercia

Signore / noi siamo fragili canne / cresciute su un lido / aspro di sassi e di sabbia / battute da venti senza pace / erose alle radici / dalla salsedine sterile del mare.

Tu soffia in noi la tua forza / vieni come linfa / nelle vene del cuore / e noi saremo alberi / puntati verso il cielo / i tronchi come colonne / per sostenere

chi cade / i rami come braccia / per accogliere nidi.

Daremo colore all’autunno / e alla primavera / strapperemo grida di festa ai bambini / e sorrisi agli amanti.

Faremo scialo di frutti e di semi. / Per prati interi / moltiplicheremo la vita!

[marina.marcolini@gmail.com]

 

Un pensiero di Romano Guardini sul Rosario    
(a cura di Giuliana Fabris)

Ottobre è il mese del Rosario.

Guardini aveva con il Rosario un rapporto particolare; per lui era stato salvifico quando l’aveva scoperto nel pieno del primo attacco di depressione, sui vent’anni, in concomitanza alla scelta sacerdotale, sopravvenuta dopo due fallimenti universitari e che non sapeva come comunicare ai genitori.
Mano a mano che i suoi ac-consentivano egli venne a trovarsi per la prima volta nel pieno della malattia che lo stava travolgendo come un’onda scura.
Ma un giorno, tornando da una passeggiata votiva, si mise a recitare la corona e si sentì sereno; da allora questa fu la sua preghiera e la sua cura.

Anche Giovanni Paolo II al Rosario affidava tante sue preoccupazioni trovandone conforto.

È quindi più che mai importante che Guardini abbia scritto a propo-sito di questa preghiera che per chi ha preso confidenza col Rosario, questo diviene come un silenzioso e recondito paese, dove egli può andare e state tranquillo.
Per non parlare poi della ripetizione che lo carat-terizza, e che lo fa avvicinare alla preghiera orientale: quindi una preghiera ecumenica.

Ma il Rosario è ancora di più perché il senso del Rosario sta in questo, che la figura e il destino del Signore appaiono riflessi nelle vicende della vita di Maria,…(sono) visti attraverso il cuore di Colei che fra tutti gli uomini Gli fu più vicina…(R. Guardini, Introduzione alla preghiera, ed. Morcelliana, pag 120).

Ecco, quando si recita il Rosario, si è accanto a Maria che guarda la vita di suo Figlio, il quale sta vivendo per noi, per me, perché io viva la vita pienamente; e la vita di Gesù che io vedo con Maria è molto più ampia di quella che la gente crede comunemente, più profonda e più alta, e soprattutto, non c’è più né disperazione né morte, ed è anche la mia vera vita, purché io mi fidi.

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