A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra.

Andate dunque e fate discepoli…

battezzandoli… insegnando…

 ad osservare tutto ciò che vi ho comandato…

Ecco, io sono con voi tutti i giorni,

fino alla fine del mondo (Mt 28,18-20).

Qual è lo scopo della missione affidata ai discepoli? Un arruolamento di devoti tra le loro fila?
No, è un contagio. Un’epidemia d’amore sparsa sulla terra.
Andate, profumate di cielo le vite che incontrate, insegnate ad amare, trasmettete forza di vivere immergendo le persone in Dio.

C’è un passaggio sorprendente nelle parole che Gesù pronuncia: A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra… Andate dunque.
Quel ‘dunque’ è di per sé illogico, è qualcosa che fa saltare i nostri normali ragionamenti.
Infatti Gesù non dice: io ora ho ogni potere e dunque faccio questo e quest’altro.
Ma dice: io ho ogni potere e dunque ora voi fate.

Quel dunque è bellissimo: per Gesù è ovvio che ogni cosa sua sia nostra, che tutto ciò che egli vive sia per l’uomo.
Tutto: la sua vita, la sua morte, il suo risorgere e il suo ascendere in Dio sono per me e per te!

Mi dà le vertigini: cosa ho fatto per meritarmelo?
Proprio nulla: sono al centro di un amore senza ragione. Non il peccato dell’uomo ma l’amore per l’uomo spiega Gesù.

Ma quel dunque m’intriga davvero, continua a girarmi per la testa.

E se dicessi anch’io ogni tanto frasi illogiche perché scritte secondo la sintassi stramba dell’amore?
Se dicessi: questo mese ho guadagnato di più, dunque Mohamed potrà pagarsi l’affitto?
Se dicessi: domani avrò del tempo libero, dunque mia moglie starà in poltrona a leggersi un libro?

Paolo dice che i cristiani sono i cittadini del cielo (Fil 3,20), dunque il cielo dove ascende Gesù è la nostra casa.
Ma dove mai si trova?

Ho capito: in quelle isole dove la gente parla la lingua sgrammaticata dell’amore.

(marina.marcolini@gmail.com)

CALENDARIO  DI  LUGLIO

Venerdì 4:

Il calendario dei Servi di Maria ricorda il b. Ubaldo da Sansepolcro, frate dei Servi, vissuto nel XIII secolo. La sua vita è un inno all’amicizia.

²  Ore 20.30: Lectio divina

Domenica 6:

Il quartetto vocaleClivis Ensemble”, già noto agli amici di santa Maria, canterà alla messa delle 10.30, al termine della quale proporrà un breve con-certo.

Venerdì 11:

Festa di san Benedetto, abate, patrono d’Europa.

L’intreccio di lavoro e preghiera, di passione per Dio e per l’uomo rende il mondo più abitabile e i rapporti più fraterni.

Ore 20.30: Lectio divina

 

Lunedì 14, ore 20.30:

Camminata meditativa dal Chiostro all’eremo di santa Maria.

Il silenzio, che accompagna la camminata, diventa luogo di ascolto umile di se stessi e dell’altro, di contemplazione stupita dell’universo, di adorazione amorosa della Luce interiore, di custodia intelligente, alla maniera di santa Maria, di ogni frammento di vita condiviso lungo la salita.

 

Venerdì 18, ore 20.30: ² Lectio divina

Tre giorni per chi è alla ricerca di senso e di amicizia

Venerdì 25, ore 20.30: – lectio divina in convento.

Sabato 26: – possibilità di abitare l’Eremo per un tempo di silenzio, preghiera e condivisione.

Domenica 27: – partecipazione consapevole e attiva alla celebrazione euca-ristica in santuario alle ore 17.00.

Martedì 29:


Festa all’Eremo nella memoria di Marta, Maria e Lazzaro

Ore 19.45: Celebrazione eucaristica e convivialità.

È auspicabile, per chi può, raggiungere l’eremo a piedi e portare con sé per la condivisione fraterna, qualcosa di saporoso, preparato nella propria casa.

Verso una vita fraterna condivisa

Nella prospettiva di una vita fraterna condivisa la comunità di santa Maria del Cengio incoraggia quanti sono interessati a contattare il priore del convento, che – in dialogo – descriverà eventuali cammini di crescita umana e spirituale e ambiti di servizio idonei e significativi per una comune edificazione .

 

Proposta di letture

Nel XXX° anniversario della morte (18 giugno 1984) di fra Giovanni Vannucci, che “sentiva la necessità di esprimere una forma di vita fraterna, (avviata – nel 1967 all’Eremo di san Pietro alle Stinche – Panzano) in cui fossero presenti la preghiera meditativa, lo studio, il lavoro manuale per il sostentamento comune, il servizio pastorale, l’accoglienza e l’ospitalità per ogni bisognoso” [L. Bonomi] è bello e illuminante avvicinarsi ai suoi scritti, che sono disponibili nella libreria conventuale. Si segnala la pubblicazione di: “Risveglio della co-scienza”, che raccoglie le meditazioni di fra Giovanni sui brani evangelici, proposti nelle Domeniche e nelle feste dell’anno liturgico in corso (Ciclo A).

 

 

La Madonna del Carmine                                           (a cura di Giuliana Fabris)

Quando Romano Guardini veniva ad Isola Vicentina per trascorrere le vacanze, qui ad Isola preparava le sue lezioni che poi sarebbero diventate libri.
Celebrava, molto spesso, solo, davanti all’altare della Madonna del Carmine, il primo a sinistra entrando dal portale. Quella Madonna ora è stata tolta da lì ed è diventata Madonna del Rosario … È un altare di legno, che forse ricordava a Guardini gli altari bavaresi, ma di certo egli era un devoto della Madonna.
La Madonna per lui è stata l’ultima figura del Vecchio Testamento e la prima del Nuovo Testamento.
Guardini è molto consapevole che, al momento della decisione, Maria era una ragazzina, che sognava la propria vita come tutte le altre, sognava di sposarsi come le altre: non sapeva che nel suo fondo c’era invece già scritto un mistero:
l’Immacolata Concezione, che avrebbe salvato l’umanità.

A proposito di Maria Guardini scrive: “La semplicità di Maria riceve un carattere particolare per il fatto ch’è una donna colei in cui essa si realizza.
Per avvertire e intendere in qualche misura quanto vi avviene, si dovrebbe partire dal rapporto femminile con l’esistenza, dalla forza dell’amare; dalla profondità del concepire e generare; dalla ricchezza del nutrire e dalla cura del proteggere e – cosa facilmente dimenticata – dall’imperturbabilità della sapienza di vita che conosce tutto quanto è nascosto in quegli atti e comportamenti.
Si dovrebbe vedere come nel caso di Maria ciò fosse difeso dalle potenze demoniache, le quali minacciano la natura femminile e attraverso di essa la vita in genere – una semplicità che non esclude alcun tipo di dono dello spirito, gli conferisce invece l’ultima compiutezza che significa grazia amabile, chàris.

 (da La Madre del Signore, una lettera, ed. Morcelliana, Brescia, pag. 62-63)

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